Riscaldamento globale, tanto allarmismo… per nulla!

9_riscaldamento-globale-largeIn quest’ultimo secolo la temperatura media della Terra è aumentata di circa 0,7 gradi. Bisogna partire da questo importante dato per contestualizzare il dibattito sul global warming. Quello che preoccupa è che da un semplice dato termometrico si debba ripensare ai nostri sistemi energetici e attraverso essi alle nostre economie di mercato. Tutto ciò è portato avanti da organizzazioni composte da persone volenterose ma quasi sempre mal informate che sono riuscite, non si sa bene come, ad influenzare governi ed istituzioni internazionali tra cui l’ONU e l’UE.

Gli ambientalisti da più di trent’anni ci bombardano con impetuose campagne allarmistiche sull’innalzamento della temperatura del globo dovuta all’aumento delle emissioni di CO2 nel tempo. Essi sostengono che la crescita economica porti ad un aumento delle emissioni di CO2, dunque si è portati a pensare che una crescita industriale senza limiti comporti una crescita costante delle emissioni di CO2. Come possiamo vedere dal grafico presente nel libro di V. Klaus “Pianeta blu non verde”, le emissioni pro capite di anidride carbonica sono aumentate fino al 1979 e da quel momento sono andate calando.

Smentito il mito dell’aumento delle emissioni di CO2, affrontiamo ora, in modo condensato, il problema del riscaldamento globale. Molti scienziati si scagliano contro tutte quelle persone che accusano autoritariamente l’uomo di adulterare il clima; come ad esempio il professor F. Singer, fisico dell’atmosfera dell’Università della Virginia, afferma che “il riscaldamento globale ha luogo addirittura su Plutone”.

II professor G. Kukla della Columbia University, sostiene che “l’attuale riscaldamento è un processo naturale causato dal cambiamento della geometria dell’orbita terrestre intorno al Sole; non esiste alcun modo con il quale l’uomo può fermarlo, pur se lo volesse”. J.M. Hollander, professore di Energia e Risorse dell’Università della California sostiene che “senza  i gas ad effetto serra, la terra sarebbe troppo fredda, tutta l’acqua del pianeta sarebbe congelata e la vita non si sarebbe mai sviluppata”. I.M. Goklany dimostra che, dal 1979 al 2002, a causa del caldo sono morte 8589 persone e 16.313 per condizioni di freddo estremo. Possiamo dunque affermare che l’umanità contribuisce in misura minima al riscaldamento globale (+0,7 nell’ultimo secolo) ma di certo non è la causa principale.

Lunedì 8 aprile 2013 sul settimanale “New Scientist”, Fred Pearce, conferma le teorie degli scienziati, citate poc’anzi, secondo le quali il riscaldamento globale è una bufala. Due giorni dopo le conferme arrivano anche da una testata sensibile ai problemi ecologici come “la Repubblica”. In prima pagina infatti Elena Dusi, con il suo articolo, segnala il non problema “smentendo però ogni facile ottimismo” in quanto, prosegue la giornalista, “molti fattori confermano che lo squilibrio climatico del pianeta è sempre molto forte”; il tutto è infine ripreso da “Libero” il quale stabilisce, con la firma di Maurizio Stefanini, che le politiche intraprese per il riscaldamento globale ci sono costate circa 300 miliardi. Perché dunque dovremmo dedicare le nostre scarse risorse a quello che in sostanza è un non problema e ignorare le problematiche reali che il mondo si trova davanti, limitando uno sviluppo che potrebbe ovviare a problemi quali malnutrizione e negazione dei diritti umani?

Cosa dunque possiamo fare? Dobbiamo restare con le mani in mano? Dopo aver letto quest’articolo, la risposta più razionale, condivisa anche da V. Klaus, Presidente della Repubblica Ceca dal marzo 2003 al marzo 2013, è “niente” oppure “niente di peculiare”. Hayek e Mises della scuola austriaca di economia, hanno dimostrato che è possibile controllare solo i sistemi semplici non quelli complessi. È necessario creare un sistema sociale che sia in grado di garantire la libertà umana per mezzo di meccanismi di mercato per gestire le risorse, le quali abbiano razionalità economica, rappresentata da un mercato con prezzi flessibili. Su tali basi un sistema combina razionalità ecologica, prosperità e ricchezza. Sarebbe cosa buona e giusta che molti ambientalisti si misurino con il proprio tempo nel rispetto delle esigenze degli uomini e che trovino fiducia verso l’unico essere vivente che, grazie alla ragione, alla coscienza e allo sviluppo dell’intelligenza, è riuscito a superare le difficoltà iniziali passando dalle grotte ai grattacieli, dal fuoco alla stufa elettrica e molto altro, grazie alle sue potenzialità e alla libertà. E’ inutile negarlo, il miglior ambiente per l’uomo è quello gestito in massima libertà.

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2018-10-16T17:24:11+00:00